Carpediem

Era una bellissima giornata d’estate, l’isola di Itaca era silenziosa e si sentiva solo come sottofondo di un vasto panorama il frusciare del mare che accarezzava i granelli di sabbia scura.

L’aria profumava di acqua salata da far pizzicare le narici. Il mare rispecchiava i variopinti colori del cielo al crepuscolo partendo da un colore violaceo e finire con un arancione intenso.

Un uomo di circa settanta anni passeggiava pensieroso sulla riva bagnata dalla fredda schiuma bianca. Il suo viso era stanco, rugoso, pallido e magro; aveva i grandi occhi grigi che avevano visto troppo in questa breve vita: morti, sangue fuoco e guerre che avevano cambiato la sua vita. Sulle sottili labbra solcate da profonde rughe, si disegnò un accenno di un sorriso legato ai ricordi. Spostò i suoi occhi semi-vitrei sul vasto mantello di cristalli d’acqua, cercando qualcosa che solo lui poteva vedere… che sperava di vedere.

Si sedette con delicatezza sulla morbida sabbia; appoggiò le grandi mani segnate da cicatrici dietro il vecchio corpo. Chiuse gli occhi e assaporò la dolce brezza fresca sul viso; si rilassava e veniva sommesso dai lontani ricordi: riemergeva nella sua mente l’immagine di una giovane e bellissima donna dai lunghi capelli azzurri come il ghiaccio e occhi verdi come lo smeraldo, con cui aveva vissuto sette anni della sua vita.

Quella donna era una dea, Calipso, che abitava nella splendida isola di Ogigia, lontana da tutto e da tutti. Quel giorno di anni precedenti arrivò nella sua isola Odisseo, eroe greco che cercava disperatamente di ritrovare la sua patria. Quest’uomo oramai invecchiato rifletteva su come poteva essere stata la sua vita se avesse accettato l’immortalità offerta dalla dea che gli avrebbe dato tutto quello che avrebbe richiesto, perdutamente innamorata di lui.

Pensava che non avrebbe più rivisto casa sua, la sua cara famiglia. Avrebbe abbandonato tutto ciò che fosse stato mortale e ora sarebbe stato un uomo giovane e forte, nel fiore dell’età e non avrebbe mai visto comparire rughe sul suo viso.

Ma sarebbe veramente stato felice? Dove il tempo non contava più? Dove ogni emozione si sciupava tra un secolo e un’altro? La bellezza della vita è che ogni istante va vissuta come se fosse l’ultimo, non avrebbe più saputo distinguere i momenti belli da quelli quotidiani.

Ora si alzava in piedi con le poche forze che gli restavano nelle gambe e camminava tra il mare, erano passati anni da quando il mare collegava le sue avventure con la sua Casa, la casa che aveva lasciato un’impronta nel cuore e non si sarebbe mai cancellata fino a quando non sarebbe stata dimenticata. E con un gran sorriso pensava a quanto fosse stata giusta la sua decisione che aveva portato grande felicità al suo animo.

By: Alessandra Carriere

δφ

 

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