Un Giorno Da Turista

I miti si sbagliavano, gli Dei non si trovano in un colle o sono io andata nel posto sbagliato chiamato Olimpo

Destinazione Taranto. Un grande cartello blu ci da il benvenuto alla città dei due mari con la scritta bianca in grassetto: TARANTO
Dietro a questo rettangolo di vetro d’auto c’è un frammento di ali di Afrodite, Dea della bellezza. Scruto gli occhi della gente che camminano sul lungo litorale. Sono illuminati…ma di una strana luce. I loro occhi sembrano freddi specchi che riflettono la luce del sole; non sono illuminati dall’eccitazione di vedere l’opera d’arte di Apollo, Dio delle arti?
L’auto si ferma. I piedi fremono dalla voglia di essere accarezzati dai piccoli granelli di sabbia. Scendo dall’auto e quello che vedo mi lascia scioccata , sembra quasi un paradiso proibito agli occhi di un comune essere mortale.
Attraverso di corsa le bianche mattonelle del litorale coperte da un manto di foglie verdi portate via dal vento. L’impatto dell’odore salmastro mi invade le narici pizzicandomi gli occhi. Raggiungo la cima della scalinata che porta sulla spiaggia. La visione degli alberi mi copre il panorama come se Rea, dea della natura, mi stesse avvisando di preparare la vista a un qualcosa che l’occhio umano non s’immagina di vedere.

<< Ragazzi alle 20:30 vi voglio qui, alla macchina >> grida la mamma, ma alle mie orecchie assomiglia a un flebile sussurro, sono troppo concentrata per fare una foto con gli occhi e non dimenticare nessun particolare affinché domani possa ancora vivere in questo mondo incantato. Scendo i primi due gradini e noto tre sagome di persone oscurate dal sole. Ne scendo altri due e riesco a rivedere il sole che gioca a nascondino tra le piccole foglioline. Scendo tutta la scalinata, alzo gli occhi.
Gli dei giocano con i miei sentimenti… con i miei occhi.
Tutto questo è una sensazione stupenda; mi sfilo le scarpe e appoggio lentamente i piedi sulla sabbia. I granelli bagnati mi coprono i piedi e sembra quasi di metterli su una soffice nuvola. Mi guardo intorno per osservare il viso delle sagome e mi chiedo se sono io a vedere tutto questo. Avanzo lentamente verso la riva del mare chiudo gli occhi e ascolto la soave musica della natura. Il frusciare delle foglie, le onde del mare che s’infrangono contro gli scogli, il garrire dei gabbiani che spalancano le loro ali bianche per assaporare l’aria calda. Il sole mi bacia la pelle e il calore si espande in tutto il corpo. La spuma bianca del mare mi accarezza i piedi fino ad arrivare lentamente sulle caviglie, l’acqua è fresca ed invitante. Il biglietto d’invito di Poseidone, Dio del mare.

Mi ci riesco a specchiare, il mio viso è disegnato insieme a pietroline e pesci che nuotano qua e là, liberi di viaggiare nell’infinito mare. Alzo lo sguardo; la città è infuocata da una sfera arancione che si sta spegnendo nel mare cedendo il posto al buio illuminata dalle luci di Selene e Eos, Dei di frammenti di vetri che brillano nel buio. Nel cielo c’è un esplosione di colori quasi come una tavolozza di un pittore che parte da semplici colori per creare un’opera d’arte. Il cielo pavoneggia sfumatura rosa, rosse, arancioni, azzurri e colori che avvisano che la notte si avvicinano.

Guardo l’orologio e sussulto: sono di già le 19:50… ancora pochi minuti e questo sogno sarebbe sparito col fumo dell’auto e con lo sfregare delle ruote. Ho ancora pochi minuti e non ho visto nulla di Taranto… ma come posso dire che tutto ciò che ora mi circonda non sia la descrizione della città in poche parole? Che non abbia visto “niente” di Taranto se questo è già troppo per i miei occhi che non hanno mai visto una bellezza così unica? Prima di andare raccolgo una conchiglia, per non scordarmi mai di questa città che assomiglia tanto all’Olimpo e dove un giorno questo piccolo pezzo del dipinto degli Dei sarà la chiave del sigillo che aprirà un portale della città del mare.

By Alessandra Carriere

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