Un amaro ricordo…

È tutto così cupo, freddo, triste.

L’aria odora di sudore, ferro, sangue e putrefazione.
Quanti prima di me si erano distesi su questo ammasso di lenzuola sporche? È tutto così agonizzante, è un’oppressione che non so quanto ancora possa sopportarlo. Un qualcosa d’invisibile mi opprime il petto.
Il mio sguardo cade alla mia destra. shoah olocaustoSul muro sverniciato ci sono segni creati con un pezzo di legno rotto del letto a cinque piani; segni che ricordano quanti giorni sono chiusa qui; nel ventre di un Mostro assetato di sangue ebreo chiamato anche << Lager di Auschwitz >>.
Mi sembra di vivere in un sogno. Un incubo la cui chiave d’uscita hanno buttato via.
Un rumore assordante mi sveglia dai miei tetri pensieri; è il suono dell’apertura dei giochi dei tedeschi. Ogni secondo può essere l’ultimo; dipendiamo secondo il volere non di un essere superiore a noi; ma bensì di avidi esseri mortali privi di ogni emozione, dipendiamo da un si o un no.
Ci dirigiamo tutti fuori pregando che questo non sia l’ultimo respiro esalato.
Il sole si nasconde pallido dietro le nuvole di un grigio ferreo; si vergogna di illuminare una parte della terra dove tutti gli altri esseri umani sono ignari della sua brutale esistenza.
Ricordo ancora il primo giorno che arrivai qui, nel campo di Auschwitz. Aveva una grande e imponente cancellata grigia con macchie di ruggine che assomigliavano a schizzi di sangue incrostato; l’insegna sotto al nome di questa grande terra d’inferno diceva: “Wir Juden sind schmetterlinge” che dal tedesco significa “Gli Ebrei sono farfalle”. Pensavo che con la parola farfalla voleva avere il significato di libertà e di vivacità.shoah olocausto Ma in realtà, un mese dopo della deportazione capi che per chi lo leggeva al di fuori di quella cancellata aveva un significato diverso per gli occhi dei condannati che sopravvivevano lì; la parola farfalla aveva il significato di una vita breve, di un battito d’ali, due, tre e poi silenzio, senza più movimento.
E noi prigionieri di una serra velenosa saremmo morti come farfalle raggiungendo la luce celestiale che attrae i nostri occhi vacui e vitrei; quella luce celestiale che raccoglie le nostre anime.
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dioesiste
“Per non rifarlo”

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo,
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,

Coricandovi alzandovi:
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi

(Primo Levi, se questo è un uomo)

 

divisorio
*(NOTA: questo è un testo fantastico che brullicava nella mia mente, l’ho voluta scrivere per ricordare ciò che uomini innocenti hanno subito; l’insegna tedesca de “gli ebrei sono farfalle” mi sembrava una metafora perfetta ma non è presente in quel campo d’inferno, le farfalle sono troppo belle e delicate per sopportare tutta quella brutalità)*
By Alessandra Carriere
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