Un cattivo maligno

 

 

Ero un bambino come altri mille. O forse no?

Ero diverso dagli altri mille; loro potevano giocare, immaginare, sorridere, volare tra le braccia dei loro papà. A me non era concesso tutto ciò; la mia immaginazione era stata portata via il giorno in cui mi diagnosticarono un cattivo maligno.

Non so il perché, ma gli adulti gli avevano dato un nome strano: cranio… granchio; no! Ora ricordo lo chiamavano cancro. Ma ai miei occhi appariva solo un cattivo, vestito di nero che poteva essere sconfitto dai super eroi; ma l’unica domanda che mi ponevo era: Perché Superman, Batman, Flash. Non venivano a salvarmi?

Ero un bambino di cinque anni; più ossa che pelle, i miei splendidi capelli color petrolio non c’erano più; la mamma diceva che era una medicina che li faceva cadere, così che crescevano altri ancora più belli. I miei occhi avevano il colore di un verde brillante.

Mi sentivo in gabbia come un uccellino indifeso. Ero impaurito; da cosa? Da non essere a casa fra le braccia dei miei genitori? Forse un po’; era qualcos’altro a preoccuparmi. Avevo paura del futuro, del destino che mi avrebbe aspettato; dissi al dottore che infondo perché Madre Natura mi dovrebbe lasciar vivere?

Ero una sua creatura venuta male, rovinavo solo la perfezione del suo bioma; ero una rotella arrugginita che non si muoveva come avrebbe dovuto fare. Ed egli mi rispose che ogni vita era preziosa e che dovevamo viverla al meglio anche con tutti i problemi che Lei ci crea; ci mette alla prova per vedere quanto forti siamo.

E ora Madre Natura aveva deciso di chiudermi in queste quattro mura sverniciate, con l’aria un po’ avvizzita e odorante di disinfettanti e medicine.

Non c’era luce tranne che per il bagliore del neon. Da quando non vedevo il sole? Da quando non accarezzavo l’aria fresca di primavera? Da quando non correvo?

Erano da tre mesi e tre settimane che ero seduto su questo letto dalle lenzuola bianche, quasi come mimetizzandosi con la mia pelle e mi nutrivo tramite le flebo.

Ogni giorno venivano mamma e papà a trovarmi; mi sorridevano, mi facevano domande e poi a un certo punto quando Madre Natura mi rubava anche il tempo più bello che trascorrevo, mamma e papà dovevano andare via.

La mamma prima di lasciarmi mi baciava la guancia bagnandomela delle sue lacrime e poi arrivava il turno di papà che mi sorrideva, ma i suoi occhi erano rossi per trattenere il pianto, mi baciava e mi diceva << Sii forte campione >>

e tutto spariva e rimanevo di nuovo solo. Rimanevo a guardare il soffitto malridotto fino a quando la stanchezza non incombeva sui miei fragili occhi che hanno visto cose che nessun bambino della mia età poteva immaginare.

E la giornata ricominciava. La prima donna a svegliarmi era un pagliaccio dai buffi capelli rossi come il suo naso tondo. Mi riempiva di baci e abbracci , mi faceva sentire amato; e grazie anche a lei se le giornate trascorrono in quest’ospedale; perché lei mi strappava più di un sorriso.

Ed è solo per la mia mamma, il mio papà e la mia cara amica pagliaccio se vado avanti e combatto contro il male anche senza supereroi.

By Alessandra Carriere 😉

δφ

foto credits: Simone Stefan

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One thought on “Un cattivo maligno

  1. Stefania il said:

    Questo pezzo è di una sensibilità e delicatezza incredibili.
    Hai saputo rendere “leggero” un argomento pesante più di un macigno.
    Continua così…
    Ti abbraccio
    Stefania

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